Cefalù prima di Cefalù: quando sulla Rocca vivevano i giganti
C'è un momento, salendo sulla Rocca di Cefalù, in cui ci si ferma. Non per il fiato che manca — anche se manca — ma per qualcosa di più difficile da spiegare. È la sensazione di camminare su un suolo che è stato calpestato da tremila anni di umanità. Sotto i tuoi piedi, stratificati come pagine di un libro antico, ci sono i Fenici, i Greci, i Romani, gli Arabi, i Normanni. E prima ancora, molto prima, ci sono loro: i giganti.
La mitologia racconta che Cefalù fosse abitata anticamente dai giganti, discendenti di Noè. Non è una leggenda qualsiasi, buttata lì per attrarre curiosi. È una storia che dice qualcosa di vero su questo luogo: che la Rocca, con le sue pareti a picco che raggiungono i 190 metri di altezza, con la sua posizione dominante sul mare e sulla terra, non poteva essere opera di uomini comuni. Dovevano essere stati esseri straordinari a scegliere questo posto. Dovevano essere stati i giganti.
Prima della storia
Le tracce più antiche di vita sulla Rocca di Cefalù risalgono alla preistoria. Due grotte — chiamate "delle giumente" e "delle colombe" — testimoniano una presenza umana che precede qualsiasi documento scritto. All'interno della grotta delle giumente sono stati trovati ceramica arcaica e resti di Elephas e Hippopotamus: animali oggi scomparsi da questo angolo di Mediterraneo, ma che un tempo condividevano questo territorio con i primi abitanti della Rocca.
Poco distante dalle grotte si trova una cisterna scavata nella viva roccia, chiusa con una copertura di tipo dolmenico formata da grandi lastroni di pietra calcarea. Gli studiosi la datano al IX secolo avanti Cristo. Era probabilmente sede di un culto locale delle acque — un luogo sacro, dove qualcuno portava offerte e preghiere prima ancora che esistesse una città ai piedi della Rocca.
Il primo nome
Uno dei miti vuole che Cefalù sia stata fondata dai Sicani o dai Fenici, tra il 3000 e il 2700 avanti Cristo. I Fenici l'avrebbero chiamata Milk-Qart o Ras Melkart, che significa promontorio di Ercole — un nome che già racconta tutto: questo è un luogo di confine, un punto dove la terra finisce e il mare comincia, dove l'eroe si ferma.
Il primo nome della città che la storia ha conservato è però greco: Kefaloidion. Risale al IV secolo avanti Cristo, quando i Greci costruirono qui una comunità florida, ponendola al centro delle vie del commercio siciliano. Da quel nome greco deriva, attraverso i secoli e le dominazioni, il nome che usiamo ancora oggi: Cefalù. Una città che porta nel proprio nome la testa — kephalé, in greco — forse per la forma del promontorio che si sporge sul mare come un volto che guarda l'orizzonte.
La cinta muraria che sfidava il tempo
Intorno al V secolo avanti Cristo qualcuno costruì attorno alla città una cinta muraria megalitica — enormi blocchi di pietra lumachella sovrapposti senza malta, alti cinque o sei metri. Erano ancora visibili nel IX secolo, quando arrivarono gli Arabi, che la definirono con ammirazione "fortezza fabbricata sopra gli scogli". Oggi è ancora possibile camminare accanto a questi blocchi lungo la passeggiata tra gli scogli, tra piazza Marina e il belvedere di Sant'Antonio. Tremila anni di storia a portata di mano, letteralmente.
Quando arrivarono i Romani
Nel 254 avanti Cristo la città venne conquistata dai Romani, che la ribattezzarono Cephaloedium. Sotto di loro la città continuò a vivere e a commerciare. Ne rimane una traccia straordinaria e poco conosciuta: una strada romana del I secolo dopo Cristo, lunga circa sei metri e mezzo, ancora visibile al civico 92 di Corso Ruggero. È una strada di confine tra l'abitato e la parte più vicina alla Rocca, pavimentata con basole di colore verdagnolo e dotata di un sistema di adduzione dell'acqua potabile con fistule di piombo. Camminare su Corso Ruggero oggi significa camminare, senza saperlo, sopra duemila anni di storia romana.
Il centro che si sposta
Dopo i Romani vennero i Bizantini, che spostarono il centro abitato dalla città bassa verso la Rocca, senza però abbandonare del tutto la città antica. Poi, nell'858, dopo un lungo assedio, arrivarono gli Arabi, che chiamarono la città Gafludi e vi imposero la loro cultura, la loro lingua, il loro modo di costruire e di cucinare — tracce che Cefalù porta ancora oggi nei vicoli stretti del quartiere storico, nei piatti della tradizione, nel ritmo lento della vita quotidiana.
Cosa resta di tutto questo
Salire sulla Rocca oggi significa attraversare tutto questo in meno di un'ora. Le grotte preistoriche, la cisterna dolmenica, le mura megalitiche, i ruderi del castello normanno. Ogni passo è un salto nel tempo. Ogni pietra ha memoria.
La prossima volta che qualcuno ti dice che Cefalù è una bella città di mare, con un bel duomo e una bella spiaggia, sorridi. Cefalù è tutto questo, certo. Ma è anche un luogo dove, se sai guardare, i giganti non se ne sono mai andati del tutto.


